advertisement

Treviso, insegnante picchiato dai genitori e la scuola agisce contro di lui

Luca mer 21 febbraio 2018

A Paese (TV), un insegnante è stato picchiato dai genitori di un alunno e l’istituto ha aperto un provvedimento disciplinare nei suoi confronti

advertisement
Treviso, insegnante picchiato dai genitori e la scuola agisce contro di lui

Quanto si può essere sorpresi a venire a conoscenza che il posto in cui si lavora non tutela i propri lavoratori? Può spiegarlo bene Giuseppe Falsone, un insegnante di matematica alla scuola media Casteller di Paese, in provincia di Treviso.

L’inizio

La vicenda inizia il 21 dicembre 2017 quando un collaboratore scolastico ha fatto notare a Falsone la presenza in classe di un alunno, durante la ricreazione; la legge della scuola, impone a tutti di uscire dalle aule durante la pausa. Il professore quindi si è avvicinato al ragazzo 13enne e gli ha parlato cercando di convincerlo ad andare insieme ai suoi compagni di classe; per invogliarlo gli ha appoggiato una mano sulla spalla, gesto, secondo alcuni, considerato violento.

La reazione dei genitori e della scuola

Per i due giorni successivi gli sono giunte chiamate minacciose da parte dei genitori, che si sono presentati a scuola il 23 dicembre. Il docente è stato colpito da due schiaffi, uno proveniente dal fratello e uno dal padre del bambino; la forza dei colpi gli avevano fatto perdere persino gli occhiali. Il docente non ha reagito, sapendo che altrimenti si sarebbe complicata ulteriormente la situazione. Dopo l’arrivo dei carabinieri, è andato in ospedale, dove i dottori gli hanno dato cinque giorni di prognosi a casa; il professore è tornato nell’istituto, per lavorare, dopo le vacanze natalizie. In quel momento però ha fatto una scoperta alquanto sconcertante: la scuola aveva avviato nei suoi confronti una contestazione di addebito, cioè un provvedimento disciplinare; il preside dell’istituto si è detto costretto ad avviarla, in considerazione dell’esposto fatto dai genitori dell’alunno in questione.

advertisement

La lettera al ministro

Vistosi quindi non protetto, nemmeno dai suoi superiori ha deciso di rivolgersi a chi ha maggior poteri: al ministro dell’istruzione, Valeria Fedeli. In una lettera in cui spiega come pure la sua scuola, dove lavorava senza particolari problemi, si chiede come possa proseguire il suo compito e chiede maggiori tutele nei suoi confronti ma anche in quelli di altri insegnanti che si trovano quotidianamente in situazioni simili. Da Roma ancora nessuna risposta ma Falsone ha fatto sapere come il colpo gli sia costato molto a livello emotivo e monetario considerando che è dovuto ricorrere all’aiuto di professionisti per superare i momenti difficili successivi. Un finale ringraziamento l’ha voluto dedicare agli studenti che hanno continuato ad appoggiarlo e aiutarlo.

advertisement