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Ricordando Peppino Impastato: la biografia del giornalista antimafia

Giuseppe ven 9 maggio 2014

Il 9 maggio del 1978 ci lasciava Peppino Impastato, uno tra i simboli più rappresentativi della lotta contro le mafie. Tra menzogne e grandi verità.

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Ricordando Peppino Impastato: la biografia del giornalista antimafia

Sono passati 36 anni da quando venne ritrovato il corpo senza vita di Peppino Impastato, giornalista siciliano destinato a divenire uno tra i simboli più rappresentativi della lotta contro le mafie, sia per l’incredibile storia della sua infanzia, sia per le sue azioni, ma soprattutto, sia per le dinamiche che hanno portato alla sua scomparsa, in un’inquietante cornice fatta di menzogne ed artifici, dove la forza della verità ha trionfato solo dopo numerosi anni.

Peppino Impastato, nato a Cinisi il 5 gennaio del 1948, ha vissuto un’infanzia a stretto contatto con il suo grande nemico futuro, la Mafia. Molti dei suoi parenti erano infatti mafiosi ed il cognato del padre era addirittura Cesare Manzella, capomafia ucciso qualche anno dopo all’interno della sua stessa auto. Sin da piccolo Impastato non ha mai potuto accettare l’idea che la Mafia facesse parte della sua vita, rompendo subito i rapporti con il padre, che lo caccia di casa.

Da lì, Peppino Impastato inaugurerà una lunga lotta contro le mafie, intraprendendo numerose attività culturali atte a combattere il suo grande nemico. Nel corso degli anni ’60 entrerà a far parte del PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria), divenendo uno tra i principali esponenti dei gruppi comunisti siciliani. Le sue attività cominceranno a moltiplicarsi, divenendo un personaggio scomodo per la Mafia. Dopo essersi candidato nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali, il suo corpo senza vita viene ritrovato nel 9 maggio del 1978; vicino a lui viene scovata una sostanziosa carica di tritolo, ritrovamento che lascia credere che abbia deciso egli stesso di intraprendere un attentato suicida. Una morte, tra l’altro, passata inosservata ai più, visto che nello stesso giorno arrivava la notizia della restituzione da parte delle Brigate Rosse del cadavere del presidente della DC, Aldo Moro, a Roma.

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Il mistero della morte di Peppino Impastato: una verità venuta finalmente a galla

La morte di Peppino Impastato rimane quindi tinta di giallo per tanti anni, ma alla fine la verità verrà finalmente a galla: il fratello Giovanni e la madre Felicia rompono i legami con la Mafia, e grazie alle loro testimonianze e denunce partirà un processo lungo quasi 20 anni, che vedrà il contributo anche del Centro Impastato, nato in seguito alla scomparsa di Peppino. Nel maggio del 1994 viene richiesta l’interrogazione di Salvatore Palazzolo, collaboratore di giustizia affilato, in passato, alla Mafia di Cinisi, che a sua volta indica il boss Gaetano Badalamenti e il suo vice, Vito Palazzolo, come mandanti dell’omicidio di Peppino Impastato. Badalamenti era già stato additato come il responsabile della morte di Peppino in alcuni dossier pubblicati dal Centro Impastato, dove veniva riportata alla luce la vita della madre Felicia, compresi i suoi legami con la Mafia di Cinisi.

Scena tratta da "I cento passi", film dedicato alla vita di Impastato

Scena tratta da “I cento passi”, film dedicato alla vita di Impastato

Dopo diverse udienze respinte, il 5 marzo 2001 Vito Palazzolo viene condannato a 30 anni di reclusione, mentre per Gaetano Badalamenti arriva l’ergastolo. Una storia che testimonia non solo la clamorosa lunghezza dei tempi di giustizia italiana, ma anche che la forza della verità può resistere a quella del tempo. La storia di Peppino Impastato viene ricordata non solo tramite le sue attività, ma anche grazie alle dediche, al ricordo trasmesso da numerosi artisti musicali come Modena City Ramblers, Marta sui tubi e Marlene Kuntz. Nel 2000 verrà addirittura pubblicato un film dedicato alla vita di Peppino Impastato, chiamato I cento passi, diretto da Marco Tullio Giordana.

Foto: cloudfront.net

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