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Messico, studenti evirano un neonato mentre tagliano il cordone ombelicale

Redazione gio 16 luglio 2015

Ora la struttura è stata denunciata dai genitori, il neonato rischia di avere problemi al proprio organo maschile dopo una lesione di due centimetri

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neonata

Un terribile episodio di malasanità si è verificato in Messico all’ospedale di Santillo, nello stato di Coahuila. Sembra che durante un parto due studenti, nel tentativo di tagliare il cordone ombelicale del neonato, abbiano provocato delle lesioni al pene. I medici sono subito intervenuti con un intervento chirurgico e hanno salvato l’organo del neonato, ma i genitori vogliono vederci chiaro in questa vicenda. Infatti il neonato, dopo questo intervento, presente una ferita profonda due centimetri. I genitori Diego Contreras Rangel Izaguirre e Zuelem raccontano così ai media locali l’accaduto: “Quando mio figlio è nato e hanno tagliato il cordone ombelicale hanno lesinato anche il pene e purtroppo quando il chirurgo ha iniziato a cucire ha provocato altre lesioni di quasi due centimetri di profondità”.

Immediatamente dopo l’accaduto i genitori del neonato hanno sporto denuncia contro la struttura sanitaria per questo incredibile caso di malasanità. Tuttavia l’ospedale respinge le accuse. Anzi in un comunicato stampa ammette che durante la nascita del piccolo c’è stato un piccolo incidente, ma che è stato subito risolto grazie ad un secondo intervento. In poche parole non ci sarebbe stata nessuna evirazione, ma una leggera incisione sul prepuzio del neonato, lesionato per sbaglio durante il taglio del cordone ombelicale. La struttura sanitaria conclude sostenendo che i dottori hanno subito posto rimedio a questo errore tramite la procedura di circoncisione, con l’avvallo dei genitori stessi.

Ora è prevista una battaglia legale, poiché anche se il bambino ora sembra stare bene non si può ancora sapere se crescendo potrà avere dei danni al suo organo maschile. In questa assurda vicenda resta ancora da capire come è possibile che due studenti universitari fossero presenti in una sala operatoria, ma soprattutto chi abbia messo gli attrezzi per operare in mano a loro usando un neonato come “cavia”. Risposte alle quali ovviamente dovranno rispondere i medici competenti e l’intera struttura ospedaliera.

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