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6 segreti della vita di Giorgio Napolitano

Redazione ven 16 gennaio 2015

Dai rapporti con la massoneria a quelli con Berlusconi fino alla distruzione delle intercettazioni Stato-mafia: tutte le ombre di Re Giorgio

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Giorgio Napolitano si è dimesso, i 6 segreti della vita di Re Giorgio

Giorgio Napolitano (Foto Flickr- Medici con l’Africa Cuamm)

Giorgio Napolitano si è dimesso, finisce l’impero di Re Giorgio che durava da 9 anni, uno dei presidenti più longevi della storia della Repubblica Italiana. Molti esponenti politici hanno ringraziato il presidente uscente per il suo servizio prestato all’Italia. Perfino il papa si è scomodato per rendere omaggio a Napolitano. Ma è stata tutta rose e fiori la carriera politica di Re Giorgio? In realtà no, anzi sono tante, troppe le ombre che pesano sulla vita di Napolitano.

#1- Napolitano e Berlusconi, una simpatia nata dal principio

Tra Napolitano e Berlusconi c’è sempre stata una sintonia che ha caratterizzato la vita e la carriera politica dei due. L’ex presidente della Repubblica entrò a far parte di quella corrente comunista definita “migliorista”: il suo intento non era combattere il capitalismo ma di migliorarlo dall’interno. Sin dalla ascesa politica di Berlusconi Napolitano commentò con parole di apprezzamento l’avvento di Sua Emittenza, come una ventata di aria nuova nel panorama politico italiano. Napolitano non si limitò alle parole, ma è stato il garante politico del Cavaliere. Nel 2010, nonostante la grave spaccatura all’interno del governo Berlusconi, Napolitano non ne chiese le dimissioni ma prese tempo. Nel frangente il Cavaliere mise in moto un sistema di compravendite di parlamentari, svelato poi dall’ex Idv Giorgio De Gregorio, che gli consentì di reggere ancora un po’. Nel 2011, quando l’Italia era sull’orlo del precipizio, Berlusconi rassegnò le dimissioni. Ma Napolitano negò al popolo la possibilità di esprimersi, ed offrì a Mario Monti un governo fondato sulla maggioranza Pd-Pdl. Quindi Berlusconi, sconfitto e screditato all’estero, aveva il potere di far cadere il governo come e quando voleva.

#2- Lodo Alfano

Tra le “magagne” dell’impero di Re Giorgio non si può dimenticare il lodo Alfano, che garantiva l’immunità alle alte cariche istituzionali. Anche la Consulta dichiarò incostituzionale questo lodo, e lo stesso Ciampi criticò la decisione di Napolitano di firmare l’atto. Ma sono diverse le leggi “ad personam” sottoscritte ed approvate da Napolitano, che per questo motivo si è attirato le critiche degli spettatori neutrali e dell’opposizione.

#3- Legittimo impedimento

Firmando la legge 7 aprile 2010, n. 51 Napolitano istituì il legittimo impedimento a comparire in udienza. Di questa legge però potevano usufruire soltanto il Presidente del Consiglio dei Ministri ed i Ministri della Repubblica Italiana. La legge fu dichiarata parzialmente illegittima dalla Corte Costituzionale della Repubblica Italiana e poi abrogata definitivamente con un referendum. Come a dire, la legge è uguale per tutti tranne che per i Ministri della Repubblica.

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#4- I rapporti con la massoneria e la fuga di Licio Gelli

Si è discusso a lungo se Napolitano appartenesse alla massoneria. Molti esponenti politici, avvocati e giuristi assicurano che Napolitano, così come il padre del resto, fosse un esponente di spicco della massoneria napoletana. Non è un reato essere un massone, ma è indubbio che gli intrecci tra massoneria, politica ed economia molto spesso sono affari sporchi. Licio Gelli, il Venerabile Maestro  della P2, fu condannato per il crac dell’Ambrosiano e riuscì a fuggire all’estero sotto al naso del Viminale. E da chi era guidato il Viminale? Da Napolitano, il quale respinse tutte le accuse e ritenne anzi che polizia e governo avevano fatto tutto quanto era in loro potere. Eppure il Viminale era stato catechizzato ed ultrainformato sulle mirabili capacità di fuga di Licio Gelli. Coincidenza o sfortuna?

#5- Riforma Fornero

E fu sempre l’impeccabile Napolitano a contofirmare la Riforma Fornero, che innalzava l’età dei lavoratori per ottenere il pensionamento ed introdusse la pensione anticipata al posto di quella di anzianità. Morale della favola? Un esercito di esodati senza lavoro e senza neanche la pensione.

#6- La distruzione delle intercettazioni sui rapporti Stato-mafia

Ed infine come non dimenticare la distruzione, ordinata sempre da re Giorgio, delle intercettazioni telefoniche sui rapporti Stato-mafia? Ma procediamo con ordine. Nicola Mancino, insediatosi al Viminale nel ’92, mentì ed omise parecchi particolari sui rapporti tra pezzi grossi dello Stato ed esponenti della mafia. Arriviamo al 2011, quando l’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia sta per giungere al culmine e Mancino inizia a sentire la terra tremare sotto ai suoi piedi. La linea telefonica di Napolitano e Mancino diventa caldissima. Massimo Ciancimino, un imprenditore accusato di essere vicino alla mafia, chiese di poter ottenere quelle intercettazioni in quanto era un diritto della sua difesa. Napolitano rispose che erano frammenti di conversazioni private, quindi ritenendo inammissibile la richiesta di Ciancimino ordinò di distruggere quelle intercettazioni. Detto, fatto. Borsellino fu ricordato da Napolitano nel giorno della memoria, peccato che sulla trattativa Stato-mafia non è stata fatta pienamente luce come doveroso.

Sono solo alcune delle ombre che pesano su Re Giorgio, che ebbe anche rapporti poco chiari con Usa ed Urss. Intanto l’ex presidente della Repubblica si godrà il suo periodo di riposo con una pensione dorata. E poi maggiordomo, autista privato, un ufficio di 100 mq, una segretaria, un assistente, una scorta ed un bonifico di 15mila euro netti derivanti da rimborsi ed indennità. Il suo “buen ritiro” sarà sicuramente migliore di tanti altri pensionati italiani “comuni”. E scusate se abbiamo dimenticato qualcosa tra i suoi privilegi.

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