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Festival di Yulin: migliaia di cani uccisi brutalmente e mangiati [DOSSIER]

Giuseppe ven 27 maggio 2016

Ogni anno in Cina vengono brutalmente uccisi più di 10.000 cani: il tutto a causa del Festival di Yulin, una festa controversa che ha indignato il mondo.

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Festival di Yulin: migliaia di cani uccisi brutalmente e mangiati [DOSSIER]

Ogni anno, dal 21 al 30 giugno, si svolge in Cina lo Yulin Dog Meat Festival, conosciuto più comunemente qui in Italia come il festival di Yulin. Tale manifestazione s’incentra principalmente sulla preparazione di carne di cane e, in minor entità, di gatto; una tradizione che vige da 400 anni nella regione di Guangxi, e che ha visto negli ultimi anni una sua istituzione semi-ufficiale tramite tale festival. Ovviamente la manifestazione, nata nel 2009, ha da sempre attirato su di sé numerosissime polemiche, sia da parte del mondo occidentale, sia dagli stessi cinesi, per motivi sia culturali, sia sanitari.

Foto: milanopost.info

Foto: milanopost.info

Carne di cane: una mattanza pericolosa ed incontrollata

Ogni anno, prima e durante il festival di Yulin, vengono catturati ed uccisi in modo barbaro 10.000 tra cani e gatti. La stragrande maggioranza di essi sono randagi: presi per strada e infilati in un sacco di plastica, una volta trasportati nei cosiddetti “allevamenti” di preparazione della carne, vengono ammazzati con metodi spesso poco ortodossi. Gole tagliate, bastonate, acqua bollente ed altre pratiche vengono sistematicamente adoperate per uccidere cani e gatti, per poi prepararne la carne. Una metodologia che ha indignato il mondo occidentale, seppur anche in Europa e in America si hanno notizie di uccisioni barbariche nei confronti di animali d’allevamento quali maiali, mucche e affini.

Nel caso della carne di cani, il problema non è però solo sociologico: la costante cattura di cani randagi non ha fatto altro che diffondere in maniera ancor più massiccia il virus della rabbia. A confermare tale viralità, vengono in nostro soccorso alcune statistiche: la Cina è il secondo paese al mondo per diffusione di tale malattia virale, e la provincia di Guangxi, dove si trova Yulin, ha il tasso più elevato dell’intero paese. Dati fin troppo espliciti, che testimoniano la gravità a tutto tondo del problema. Il tutto a causa anche dei cosiddetti “allevamenti” incriminati, i quali non sono altro che veri e propri mercati clandestini. Mantenere un allevamento in regola con la legge, infatti, è risultato spesso e volentieri impossibile: di conseguenza, tali ambienti non sono quasi mai controllati, e i rischi batteriologici aumentano esponenzialmente.

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Festival di Yulin: al limite della legalità

Il problema etico, la questione “allevamenti” e il pericolo rabbia non sono gli unici aspetti controversi a caratterizzare il Festival di Yulin: esistono infatti delle leggi sulla vendita di carne di cane ben precise, che la permettono solo se proveniente da allevamenti specializzati, i quali devono rispondere a criteri di valutazione ben definiti. Pena, una salatissima multa. Ciò, non sembra accadere durante la manifestazione: secondo le denunce sia degli animalisti, sia dei consumatori, gran parte della carne è stata ricavata da uccisioni clandestine ed illegali, attraverso gli “allevamenti” citati in precedenza. Le autorità cinesi tendono però a minimizzare tale controversia, parlando di un “evento popolare locale, senza autorizzazione ufficiale”. Le cose, potrebbero cambiare.

#stopyulin2016: i VIP contro il Festival di Yulin

Sin dalla sua nascita il festival di Yulin ha visto numerosi oppositori, appartenenti principalmente al mondo occidentale. Con la propagazione a scala mondiale dei Social Media tale sdegno s’è diffuso a macchia d’olio in tutto il mondo, con la partecipazione di diversi esponenti di spicco del mondo dello spettacolo, anche di origini cinesi. L’attrice Sūn Lì, ad esempio, s’è fatta fotografare in diverse campagne animaliste per sensibilizzare il popolo cinese su tale mattanza. Anche l’on. Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, ha diffuso il suo dissenso nei confronti del festival di Yulin, pubblicando nel 2015 un esplicativo video dove si chiedeva di firmare una petizione, nata per chiedere la chiusura definitiva della manifestazione.

Su Twitter l’hashtag #stopyulin2016 può contare su numerosissimi tweet: utenti normali, politici ed altre autorità esprimono quotidianamente il proprio sdegno nei confronti di una festa che, anche in Cina, rischia presto di chiudere i battenti.

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