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Facebook rende più tristi: lo dice una ricerca

Giuseppe gio 15 agosto 2013

Quando la ricerca scientifica smentisce le apparenze. L’utilizzo di Facebook, infatti, non ci renderebbe più felici, ma solo più tristi.

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Facebook rende più tristi: lo dice una ricerca

Si sono spesi veri e propri fiumi di parole sul Social più amato del globo: Facebook ha cambiato la vita a milioni di utenti, alterandone abitudini ed approcci. In tanti casi, il sito creato da Mark Zuckerberg  ha semplificato le nostre vite, facendoci tenere in contatto con amici di vecchia data, permettendoci di trovare un lavoro o, semplicemente, scoprendo cose o eventi che, senza Facebook, ci sarebbero rimasti ignoti. Nessuno aveva però provato ad analizzare i possibili effetti emotivi scaturiti dall’utilizzo del Social Network, almeno fino ad oggi.

Apparentemente le funzioni offerte dal Social Network sembrano avere tutte le carte in regola per rendere maggiormente felici gli utenti che lo utilizzano, ma i risultati pubblicati sulla rivista scientifica Plos One, di fatto, sembrano affermare esattamente il contrario: l’utilizzo di Facebook, infatti, renderebbe le persone più tristi, e non più felici.

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Svolto in tre fasi, l’esperimento ha coinvolto principalmente giovani ragazzi di 20 anni, a cui sono state sottoposte cinque domande specifiche, le quali venivano proposte altrettante cinque volte in un momento qualsiasi della giornata; più le domande venivano poste in maniera ravvicinata all’ultimo utilizzo di Facebook, più le risposte acquisivano dei connotati negativi, trovando quindi una discrepanza “umorale” tra un sondaggio e un altro. Questo perché, sempre secondo i risultati della ricerca, la semplificazione della vita e delle relazioni renderebbe le persone, inconsciamente, più tristi e demotivate, anche se sono state fornite possibili spiegazioni alternative: la gente tenderebbe ad usare Facebook in momenti velati di tristezza, cercando di risollevare il proprio morale utilizzando il sito; in quel momento, quindi, le loro risposte sarebbero comunque più negative rispetto al normale.

Una ricerca interessante, destinata a far discutere e, soprattutto, a far riflettere.

Foto: adage.com

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