advertisement

Facebook e il filtro arcobaleno: cosa c’è dietro tale fenomeno? [DOSSIER]

Giuseppe gio 2 luglio 2015

Dal 26 giugno Facebook permette di tingere il proprio avatar con un filtro arcobaleno. Cosa si cela dietro questo fenomeno? Iniziativa lodevole o…

advertisement
Facebook e il filtro arcobaleno: cosa c’è dietro tale fenomeno? [DOSSIER]

Dal 26 giugno 2015 la piattaforma social più celebre al mondo permette agli utenti di tingere il proprio avatar con un filtro arcobaleno. Molti degli utenti che hanno visto la propria schiera di amici seguire questa incredibile moda si saranno certamente domandati da cosa scaturisse. La motivazione “ufficiale” che porterebbe gli utenti ad applicare questo fantomatico “filtro” risalirebbe ad un’iniziativa lanciata da Facebook per festeggiare la legalizzazione dei matrimoni gay in tutti gli stati degli U.S.A., come detta la stessa pagina dov’è possibile colorare d’arcobaleno la propria immagine di profilo. L’iniziativa durerà per un intero mese, denominata dai suoi stessi creatori come “mese del Pride”. Ma siamo sicuri si tratti esclusivamente di una lodevole campagna, o c’è dell’altro?

L’origine dell’idea del filtro arcobaleno

Anche il fondatore di Facebook ha deciso di adottare il filtro arcobaleno

Anche il fondatore di Facebook ha deciso di adottare il filtro arcobaleno

L’idea è inizialmente nata durante un hackathon (gara di programmazione) realizzato all’interno dell’azienda, ed è piaciuta talmente tanto da spingere il suo utilizzo anche verso gli utenti tradizionali che, giornalmente, usufruiscono abitualmente della piattaforma social. Il successo dell’iniziativa è stato ovviamente immediato: più di 26 milioni di utenti hanno deciso di tingere il proprio avatar con i colori dell’arcobaleno, e tale dato sembra in continua espansione. L’orgoglio GLBTQ (gay, lesbian, bisexual, transgender, queer) è stato quindi celebrato in tutto il mondo, ma siamo sicuri che l’iniziativa lanciata da Facebook sia stata adoperata esclusivamente per celebrare il “mese del Pride”?

advertisement

I precedenti

Visti i precedenti, potremmo trovarci di fronte ad tentativo di “analisi” delle attitudini degli utenti nei confronti di eventi virali di questo genere: Facebook non è infatti nuova a tali iniziative. Nel 2013 si verificò un caso piuttosto simile: anche in tal casistica l’argomento andava a toccare la sfera dell’omosessualità, con l’utilizzo di un’immagine di profilo che rappresentasse tale iniziativa. Il dato interessante intercettato dagli analisti fu questo: maggiore erano gli amici di un utente ad aver utilizzato tale avatar, maggiore era la possibilità che l’utente stesso adoperasse l’immagine. Altra statistica interessante riguarda quella “temporale”: la propagazione di tale fenomeno non s’è ridotta ad un paio di giorni, come spesso si verifica nelle diffusioni di video altamente virali, ma ha visto il proprio grado d’espansione crescere di giorno in giorno, fino a quando la moda non fosse stata dimenticata dai più.

Facebook ci analizza?

I risultati di questa ricerca hanno quindi evidenziato il grado d’influenza che un fenomeno virale riguardante un argomento delicato come l’omosessualità avrebbe sull’intera utenza: si tratta semplicemente del solito inseguimento alla moda del momento o di un tentativo di provare ad aderire ad un fantomatico “cambiamento”? Quest’ultimo caso è stato etichettato dagli analisti come “slacktivism”: l’utente, per provare a cambiare le cose, sceglie la via più comoda possibile, cioè rimanere seduti sulla propria sedia e mostrare al mondo di aver voluto contribuire alla diffusione del verbo del cambiamento.

schwarzenegger

Anche il celebre attore ha aderito all’iniziativa. Quale miglior “traino”?

Un comportamento simile s’è visto nel caso degli avatar colorati d’arcobaleno, ed è per questo che appare plausibile il fatto che i nostri comportamenti potrebbero essere nuovamente analizzati per questa tipologia d’indagini. Facebook come strumento analitico concernente i comportamenti umani? Assolutamente sì. Facebook come arma per deviare l’ideologia delle masse secondo un preciso disegno? Forse questo no, ma non distiamo enormemente da un ipotetico scenario “orwelliano”: come dimostrato dagli studi precedentemente illustrati, le masse risultano facilmente influenzabili, anche se in tal caso stiamo comunque parlando di un’iniziativa particolarmente lodevole. E se tali studi venissero usati per capire su quali argomenti l’utenza risulti maggiormente influenzabile?

advertisement