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ESCLUSIVA- Intervista a Gianpaolo Fabrizio, attore del film “Perez.”

Redazione mar 21 ottobre 2014

Aneddoti, curiosità e retroscena svelati da Gianpaolo Fabrizio, attore di “Perez.”, film coraggioso e intenso che ha conquistato il Festival di Venezia

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ESCLUSIVA- Intervista a Gianpaolo Fabrizio, attore del film “Perez.”

In esclusiva per allweb360 abbiamo avuto il piacere e l’onore di intervistare Gianpaolo Fabrizio, con Luca Zingaretti uno dei protagonisti di “Perez.”, film intenso e pieno di significati che ha avuto grande successo al Festival di Venezia e sta ottenendo un ottimo riscontro anche ai botteghini dei cinema. Con Gianpaolo Fabrizio abbiamo toccato molte tematiche, sviscerando i tanti significati e le tante sfaccettature presenti in “Perez.”.

1) Demetrio Perez ed Ignazio Merolla sono due avvocati che hanno perso il gusto di vivere per motivi diversi. Ma sarà proprio l’amore in un certo senso a dare una svolta alla vita di entrambi. Uno dei significati del film è che l’amore è l’unica molla che ci spinge ad agire nelle situazioni più disperate?

L’amore sicuramente è una delle molle principali per far reagire un uomo, soprattutto l’amore per un figlio. Ignazio Merolla è un uomo con le sue debolezze, le sue vicissitudini ed un carattere fragile. Demetrio Perez è un uomo che si rifugia nella mediocrità, umana e professionale, per non affrontare i problemi. Oggi molte persone fanno così, si riparano dall’infelicità nella mediocrità. Ma sarà proprio l’amore per la figlia la molla che lo farà reagire.

2) Quanto c’è di Ignazio Merolla in Giampaolo Fabrizio? E se suo figlio la rimprovera per le troppe parolacce come si giustificherà?

Ignazio Merolla non è un uomo volgare, ma si lascia andare e affoga la sua disperazione che nasce da un fatto luttuoso come la perdita di un figlio. Alcune persone riescono a risollevarsi da un dramma simile, altre vengono affossate. Merolla affoga la disperazione nel turpiloquio, che è una caratterizzazione del personaggio e non è fine a se stesso. Devo dire che mio figlio ha accettato e capito il perché di tante parolacce, a differenza di mia madre…le persone anziane fanno più fatica a cogliere il lato artistico.

3) Ignazio Merolla perde l’amore per la vita quando muore il figlio giovanissimo colpito da un proiettile vagante. Purtroppo morti simili si sono verificate a Napoli. “Perez.” è anche una denuncia sociale?

La denuncia sociale non è l’obiettivo primario di “Perez.”, ma è sicuramente una sottotraccia del film. Anche in “Mozzarella stories”, l’altro film che ho girato con Edoardo De Angelis, c’erano molte chiavi di lettura. L’obiettivo di De Angelis è aprire dei quesiti che spesso sono chiusi, e lasciarli al giudizio del pubblico. La criminalità è una piaga che viviamo spesso in Italia e a Napoli, dove però tutto viene amplificato nel bene e nel male. E’ anche un modo per raccontare sui parenti delle vittime gli effetti di un dramma, che dopo l’effetto mediatico cade nel dimenticatoio. Quando si spengono i riflettori sul caso, il dolore degli amici e dei parenti resta.

4) Può spiegarci qualche aneddoto della scena del toro? Ha avuto paura?

Voglio chiarire due cose: il toro innanzitutto era vero! Poi non bisogna pensare che solo gli attori americani sono capaci di trasformare il loro corpo in base al film. Ho fatto crescere barba e capelli e sono ingrassato per assumere un movimento faticoso e grossolano. Nel film “Mozzarella stories” ho dovuto interpretare un “bufalaro”. Per farlo sono andato venti giorni in una masseria, mi svegliavo ogni mattina alle 6, ho vissuto con loro imparando come pulirle e mungerle. Fortuna volle che una bufala doveva partorire, così la scena del parto del film era reale. Stessa cosa per “Perez.”. De Angelis ha voluto che io e Luca Zingaretti cercassimo il toro tra 150 bufale. C’è stato un mix di bravura e fortuna durante quella ripresa. Ho visto improvvisamente il toro davanti a me e sono avanzato verso di lui. Luca impaurito era appiccicato alla staccionata, ma non era una scena scritta, stava fuggendo davvero! Gli animali grossi indietreggiano se alzi le mani e dimostri di non avere paura, se dai le spalle lo intendono come un segno di debolezza e attaccano. Così siamo riusciti a chiudere il toro. L’abbraccio tra me e Luca era vero, e mi ha detto che senza il mio coraggio non avremmo mai concluso quella scena. Alla fine tutto il set ci ha fatto un grandissimo applauso.

5) Per interpretare Ignazio Merolla ha studiato gli avvocati da vicino? Il loro linguaggio ed il loro modo di fare è così crudo e cinico anche nella realtà?

Sono stato due giorni in Procura per studiare da vicino l’atteggiamento degli avvocati. Un caos simile, con una umanità così vasta ed eterogenea, la si può immaginare solo in un girone dantesco. Giudici con umanità, giudici strafottenti, delinquenti di ogni sorta, grandi avvocati, avvocati da quattro soldi, vittime e carnefici. Un caos pazzesco, la Procura è una sorta di torre di Babele dove si parlano innumerevoli lingue. Il tribunale mi dà l’idea di un ospedale, è un luogo di sofferenza, fatto però di persone reali con facce, sentimenti, storie alle spalle. Gli avvocati, come i medici, devono rifugiarsi nella freddezza come unica fonte di salvezza. L’avvocato vincente è quello che riesce ad essere distante dalle sofferenze per essere lucido.

6) Il film ha avuto grande successo al “Festival di Venezia”. Pur non avendo bugdet hollywoodiani “Perez.” è stato un film di grande qualità. Possiamo dire che il cinema italiano sta finalmente svoltando in positivo? Insomma non solo cinepanettoni ma anche prodotti di alta qualità senza budget milionari?

Il cinema italiano sta svoltando in positivo. “Perez.” ha avuto una critica positiva da Venezia. E’ un film che può piacere o non può piacere, ma il merito di De Angelis è di essere proiettato verso grandi cose che rappresentano qualcosa di nuovo. Poi però ci sono film di quart’ordine, che vanno avanti solo perché incassano e fanno fare un passo indietro al cinema italiano. Ho notato per esempio che in Francia il pubblico accetta sia la commedia che il film d’autore. In questo senso il pubblico italiano va educato. “Perez.” non è un film di facile interpretazione ma è comunque un prodotto di qualità. Si è imposto all’attenzione del pubblico, ciò significa che la gente è pronta a recepire messaggi più complessi. Forza educativa e rivoluzione culturale, ecco alcune delle tracce di “Perez.”. La strada è tracciata, ora va proseguita. Un’altra sottotraccia di De Angelis è che si possono fare film di qualità anche senza spendere tantissimi soldi.

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