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Don Pietro Corsi ed il melting pot della Rete

Redazione gio 27 dicembre 2012

La vicenda di don Pietro Corsi offre lo spunto per un’analisi dell’utilizzo e manipolazione delle informazioni.

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Don Pietro Corsi ed il melting pot della Rete

A Lerici, un piccolo comune in provincia di La Spezia, il parroco della chiesa di San Terenzio, don Pietro Corsi, ha affissato un volantino, tratto dal commento della lettera apostolica Mulieres dignitatem che ne ha fatto un editorialista di un noto sito cattolico, intitolato “Le donne e il femminicidio, facciano sana autocritica. Quante volte provocano?”. In seguito a quanto riportato in quel testo, secondo il quale, sostanzialmente, le donne, vestendosi provocatoriamente, sono la causa di un buon numero di violenze ai loro danni, sono naturalmente scaturite diverse polemiche, infiammate anche da ulteriori dichiarazioni dello stesso parroco. Al giornalista di RadioRai che gli chiedeva lumi sul suo gesto, candidamente don Pietro Corsi ha risposto:  “Se non sei frocio una donna nuda ti provoca ed è una forma di violenza”.

Eventi precedenti – Don Pietro Corsi non è nuovo ad iniziative controverse: agli inizi di ottobre aveva esposto, sempre sulla bacheca della sua parrocchia, le vignette anti-islamiche che tempo fa avevano destato l’indignazione del mondo musulmano e degli intellettuali europei, che fortemente avevano condannato la gratuità delle offese contenute in quelle illustrazioni. Ben prima, però, don Corsi era arrivato anche a litigare furiosamente contro un vagabondo che chiedeva l’elemosina, brandendo minacciosamente un candelabro della sagrestia.

Melting Pot – Il personaggio, dunque, non è certo dei più tranquilli: ma qual è la sua vera colpa? I mezzi di informazione puntano il dito contro di lui, che certamente ha le sue colpe. Ma quali? Il testo da lui affisso non è stato redatto dal parroco, bensì soltanto tratto dalla Rete. Apparso su Pontifex.it, nel documento si legge testualmente che le donne “cadono nell’arroganza e si sentono indipendenti” o che “in abiti succinti provocano gli istinti, facciano un sano esame di coscienza: forse ce lo siamo andato a cercare”. Sono opinioni che, sebbene non condivisibili, si trovano in quell’enorme calderone che è Internet, di fianco a siti di grande importanza e profonda cultura, ma anche a opinioni su alieni, teorie di nazisti, inneggiamenti al fascismo ed altro. Il bello, e contemporaneamente, il brutto, della Rete è che vi si trova davvero di tutto. A fare differenza è lo spirito critico con il quale si attinge a queste fonti di informazione, soprattutto se chi lo fa, come don Corsi, svolge anche un ruolo rilevante all’interno di una comunità.

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Non più pastore – Don Corsi, così, ha confuso il suo diritto ad avere un’opinione con il suo dovere di guida in quanto “pastore di anime”. In quanto individuo, infatti, ha tutto il diritto di avere un proprio giudizio sulle cose, sebbene possa essere anche errato: ma in quanto figura guida di un consesso di persone (quello che, etimologicamente, vuol dire la parola “chiesa”) non può imporre una sua veduta personale su una comunità. È stato il forte pregiudizio con il quale ha affrontato una vicenda che, secondo le sue parole, serviva solo a “porre un problema e aiutare a riflettere attentamente”, a portarlo a condividere la superficialità del testo di Pontifex.it, peraltro portavoce di un’idea purtroppo neanche nuova. Alcuni anni fa, infatti, aveva fatto discutere una sentenza per la quale le donne che indossavano un paio di jeans non potevano essere ritenute vittima di violenza sessuale, ma consenzienti all’atto sessuale.

Don Corsi avrà compreso il suo errore fondamentale? “Dopo una notte insonne per il dolore e il rimorso, nel rinnovare ancora più sentitamente le scuse alle donne e a tutti coloro che si siano sentiti offesi dal mio operato – si legge in una lettera aperta – voglio comunicare che ho deciso di mettere da parte l’abito talare, del quale mi sento indegno”. Così sembrerebbe, peccato che la lettera, a quanto pare, sia solo una bufala. Il portavoce del vescovo di La Spezia ha infatti smentito la veridicità della lettera: don Corsi si prenderà soltanto qualche giorno di ferie per “riprendersi dallo stress di queste ore”.

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