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Charlie Hebdo, le vignette incriminate che hanno scatenato la rappresaglia islamica [FOTO]

Redazione gio 8 gennaio 2015

Il giornale satirico è stato “punito” dagli estremisti islamici per le vignette che mettevano alla berlina i seguaci di Maometto

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La Francia è ancora sotto choc per l’assalto terroristico di tre uomini armati di fede islamica, che hanno fatto irruzione nella redazione di Charlie Hebdo uccidendo 12 persone, tra cui il direttore, quattro vignettisti e due poliziotti. Charlie Hebdo più volte è stato nel mirino degli estremisti islamici, soprattutto per le vignette satiriche che ridicolizzavano Maometto e la religione islamica. In realtà Charlie Hebdo ha anche messo alla berlina più volte il puritanesimo cristiano e la politica francese, ricevendo diverse minacce. Gli islamisti nel 2011 lanciarono una bomba incendiaria nella sede del giornale, provocando solo danni materiali. Ecco le vignette dissacratorie che hanno scatenato la furia dei seguaci dell’Islam.

Charlie Hebdo, le vignette incriminate che hanno scatenato la rappresaglia islamica [FOTO]

Questa vignetta è stata pubblicata su Twitter proprio nel giorno del vile attacco. E’ raffigurato Al Baghdadi, califfo dell’autoproclamato Stato islamico, che dice al microfono: “E soprattutto la salute”. A margine della vignetta la didascalia “i migliori auguri, a proposito”.

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In quest’altra vignetta donne gravide islamiche urlano: “Toccateci tutto ma non i nostri assegni familiari”. A margine c’è scritto “Le schiave sessuali di Boko Haram arrabbiate”. Una chiara stoccata alla segregazione culturale in cui sono costrette a vivere le donne islamiche.

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“Cento colpi di frusta se non mi fate morire dalle risate”, dice quest’uomo islamico nella vignetta col sorriso sulle labbra. Nel mondo islamico le frustate sono tra le punizioni più morbide per chi la pensa diversamente.

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Musulmani che protestano contro il terrorismo con lo striscione “Anche noi siamo sporchi francesi”. Ed un anziano signore che sussurra: “Che pretese questi arabi”. Vignetta che non ha bisogno di commenti…

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“Non si deve prendere in giro” dice il rabbino in questa vignetta facendo riferimento al film “Quasi amici”, dal titolo francese “Intouchables 2”.

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Campeggia la scritta “L’amore più forte dell’odio” mentre un vignettista di Charlie Hebdo si bacia appassionatamente con un islamico. Nell’Islam alle donne è proibito mostrare il corpo ed il viso, figuriamoci come possono essere trattati gli uomini di diverse tendenze.

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Un uomo vestito di nero taglia la testa a colui identificato come Maometto che urla: “Io sono il profeta, idiota”. Ma il boia risponde: “Chiudi la bocca, infedele” mentre campeggia la scritta: “Se Maometto ritornasse”. Forse è questa la fine che farebbe Maometto, perché il suo messaggio è stato travisato e di certo non ha lasciato in eredità odio, morte e distruzione. Negli Stati islamici ultimamente sta andando di moda la triste e barbara pratica della decapitazione degli “infedeli”, ripresa con un video e mandato sul web.

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In questa vignetta Charlie Hebdo prende due piccioni con una fava. Ecco quelli che minacciano la Francia: da un lato lo Stato islamico e dall’altra lo Stato sarkozyano.

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Ancora Maometto nel mirino. Il profeta scendendo dice alla moglie: “Cara, scendo cinque minuti, vado a cercare il giornale”. Peccato che in mano abbia una tanica di benzina ed una torcia accesa.

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“Maometto, è nata una stella”. Ecco come Charlie Hebdo vede la stella di Maometto.

Si può essere d’accordo o meno con la pungente e dissacratoria satira di Charlie Hebdo, ma questo è il linguaggio del giornale che prova a raccontare la verità a modo suo. Magari a volte sopra le righe, ma con il chiaro intento di difendere ogni tipo di libertà e contro l’oppressione e la violenza. Di certo meglio una vignetta satirica piuttosto che un colpo di kalashnikov o un’esecuzione a colpi di macete. Ma questo gli integralisti islamici, assolutamente chiusi nel loro mondo retrogrado e maschilista, non lo capiranno mai.  Evidentemente la satira fa più paura di bombe e decapitazioni, poiché può davvero smuovere le coscienze ed instillare il seme della democrazia.

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