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Salvador Dalì: le incredibili stranezze della sua vita

Redazione gio 2 aprile 2015

Le esuberanze e le follie di uno degli artisti più eclettici del 1900

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Statua di cera di Salvador Dalì (Foto Flickr- Ben Sutherland)

Statua di cera di Salvador Dalì (Foto Flickr- Ben Sutherland)

Baffetti all’insù, gli occhi sbarrati e abbigliamento bizzarro, Salvador Dalì è stato uno degli artisti e dei personaggi più eccentrici e pittoreschi del 1900. Faceva parte della corrente emergente del surrealismo, che respingeva la rappresentazione realistica nei dipinti, nei quadri e nelle opere traendo ispirazione dal mondo fantastico dei sogni e delle illusioni. Salvador Dalì non si fermava davanti a nulla pur di attirare su di sé l’attenzione delle persone. Ed allora scopriamo le incredibili stranezze della vita di Dalì, un personaggio unico nel suo genere, un artista geniale e senza freni.

Non ebbe mai grandi rapporti col padre, il quale dopo un brusco litigio gli intimò di lasciare la casa paterna e minacciò di diseredarlo. Salvador Dalì come risposta mise in mano al padre un preservativo col suo seme, dicendo: “Ecco, ora non ti devo più nulla”. Era solito recarsi presso feste e mostre con abbigliamenti a dir poco stravaganti. Nel 1934 a New York fu organizzato dall’alta società un ballo in suo onore, e lui si presentò con una scatola di vetro sul petto con un reggiseno all’interno.

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Nello stesso anno Dalì con la moglie Gala partecipò ad una festa in maschera nella città newyorkese. I due decisero di vestirsi come il piccolo Lindbergh, bambino rapito a quell’epoca e poi ritrovato morto, ed il suo presunto rapitore. Il loro abbigliamento creò grosso scandalo presso l’alta società statunitense. Ad una mostra londinese Salvador Dalì si presentò con una tuta da palombaro, una stecca da biliardo e due levrieri russi. Spiegò il suo bizzarro abbigliamento: “Ho voluto mostrare che mi stavo immergendo a fondo nella mente umana”. Ma fu poi costretto a togliersi il casco poiché stava morendo soffocato.

Nel 1939 un magazzino newyorkese affidò a Dalì l’allestimento di una vetrina, che aveva come tema “il giorno e la notte”. Quello che riuscì a combinare l’eccentrico artista fu incredibile. Il letto a colonnine con bruciature e lenzuola nere rappresentavano la notte; un bufalo con un piccione sanguinante in bocca fungeva da baldacchino; sul letto pieno di ragnatele c’era un manichino con la testa appoggiata sui carboni ardenti. Questa era la rappresentazione della notte.

Per il giorno invece c’era una vasca da bagno rivestita di ermellino e piena di acqua, con un manichino con uno sfarzoso abito da sera che entrava nella vasca; la sua immagine si rifletteva in uno specchio sollevato da due braccia di cera che spuntavano dal pavimento, e fiori ovunque. Il giorno dopo Dalì tornò nel negozio e notò che la sua opera era stata modifcata o amputata di molte sue parti. Andò su tutte le furie e ne nacque un parapiglia che culminò con la rottura della vetrina ed il rovesciamento della vasca che inondò di acqua e di vetri i passanti. Tra i tanti incidenti e bizzarrie che videro protagonista Salvador Dalì, pochi suscitarono tanto scalpore come la volta in cui inondò la Fifth Avenue di New York.