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Miracolo di San Gennaro: cinque curiosità che non sapevi

Giuseppe sab 19 settembre 2015

Come ogni 19 settembre che si rispetti, si ripete il miracolo di San Gennaro. Nonostante la celebrità del rito, esistono 5 curiosità tutte da scoprire.

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Miracolo di San Gennaro: cinque curiosità che non sapevi

Il 19 settembre non è un giorno qualunque per i napoletani. Ad ogni ricorrenza si svolge infatti il celebre rito del miracolo di San Gennaro, dove il sangue del martire, all’interno di un’apposita ampolla, si scioglie miracolosamente, sotto gli occhi sempre increduli ed entusiasti dei fedeli. Cosa si cela dietro la storia del miracolo di San Gennaro? Ma soprattutto, va davvero considerato un miracolo? Scopriamolo insieme attraverso queste cinque curiosità, tra aneddoti storici e simpatici.

Le origini

La leggenda narra che il sangue di San Gennaro, martire vissuto tra il 200 e il 300 d.C., fosse stato consegnato al vescovo di Napoli da una donna pia, di nome Eusebia, la quale lo avrebbe raccolto subito dopo il martirio del Santo, inserendolo in due apposite ampolle. Si ritiene che la prima liquefazione sia avvenuta ai tempi di Costantino I, ma la prima documentazione ufficiale dell’evento risale al 17 agosto 1389.

Le altre date

Il miracolo di San Gennaro non si tiene solo il 19 settembre, cioè il giorno del martirio, ma in altre due date: il 16 dicembre, anniversario dell’eruzione del Vesuvio del 1631 (la quale lava, secondo la leggenda, sarebbe stata fermata proprio dal Santo), e il sabato precedente la prima domenica di maggio, data della traslazione del corpo.

La mancata liquefazione: segno nefasto

Non sempre il miracolo di San Gennaro viene considerato di buon auspicio. In determinati casi, infatti, la liquefazione avviene prima della procedura ufficiale, e tale avvenimento viene considerato da sempre un segno nefasto. La situazione peggiora ulteriormente se il miracolo non avviene: tale casistica è spesso coincisa infatti con eventi disastrosi, come nel 1943, anno dell’occupazione nazista, o come nel settembre del 1973, quando tutta Napoli è stata flagellata dal colera. Da non dimenticare anche il 1980, quando il sangue non si liquefò e si verificò il devastante terremoto in Irpinia.

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Il miracolo della “tissotropia”

Nel corso degli anni la “validità” del miracolo di San Gennaro è stata spesso messa in dubbio. La Chiesa ha da sempre ribadito l’impossibilità di riprodurre quel tipo di liquefazione attraverso spiegazioni scientifiche, eppure qualcuno, a quanto pare, c’è riuscito. Tre ricercatori del CICAP hanno infatti provato a simulare gli effetti del sangue incriminato attraverso alcuni esperimenti. Secondo uno studio pubblicato su “Nature” il 1991, i motivi che portano a quello che tutti definiscono come “miracolo” vanno in realtà attribuiti ad una proprietà detta tissotropia, la quale permetterebbe ad alcuni materiali di divenire più fluidi se sollecitati da determinate azioni meccaniche, per poi tornare allo stato precedente se lasciati indisturbati. Sempre secondo i ricercatori, il fatto che il sangue spesso non si sciolga è quindi dovuto non ad un mancato “miracolo”, ma all’agitazione errata (magari troppo leggera) dell’ampolla.

L’altro miracolo

Secondo altre credenze popolari, il mito di San Gennaro sarebbe legato anche ad un altro miracolo: nella chiesa di Pozzuoli dedicata al Santo, infatti, si narra che alcune tracce rosse presenti su una lastra marmorea, dove si presume fosse stato decapitato il martire, si scurissero proprio in concomitanza con i giorni in cui avviene il miracolo più famoso. Ovviamente, anche tale diceria è stata prontamente smentita: oltre ad essere ormai considerata come un fenomeno di suggestione collettiva, c’è un altro particolare da considerare. La lastra incriminata, infatti, sarebbe in realtà un frammento di un altare paleocristiano di due secoli posteriore alla morte di San Gennaro.