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Massimo Troisi moriva 22 anni fa: non ci resta che…ridere

Redazione sab 4 giugno 2016

A ventidue anni dalla morte di Massimo Troisi il suo ricordo è più forte che mai: un doveroso tributo ad uno dei più grandi comici del cinema italiano

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Massimo Troisi moriva 22 anni fa: non ci resta che…ridere

Massimo Troisi moriva 20 anni fa: non ci resta che...ridereMassimo Troisi si spegneva il 4 giugno del 1994 nella sua casa di Roma. Il suo cuore malato da tempo lo abbandonò e l’attore napoletano scomparve prematuramente all’età di 41 anni. A ventidue anni di distanza il suo ricordo è più intenso che mai e si avverte ancora fortissima la sua mancanza nonostante sia passato tanto tempo. Unico, geniale, rivoluzionario, mito: sono tanti gli appellativi che Troisi si è meritato nel corso della sua carriera ma forse nessuno è sufficiente per spiegare ciò che è stato e ciò che ha rappresentato nel cinema italiano e non solo. Ogni aggettivo rischia di sminuire la sua grandezza. Tutto quello che possiamo fare è dedicargli un tributo per rendere omaggio ad uno dei più grandi comici italiani.

Massimo Troisi: gli esordi con “La Smorfia” e la sua carriera

Massimo Troisi muove i suoi primi passi significativi nel mondo dello spettacolo con “La Smorfia”, compagnia teatrale che mise su con gli amici di infanzia Enzo Decaro e Lello Arena. I tre hanno un successo trionfale quanto inaspettato, tanto da essere catapultati nel mondo della tv. Da lì inizia la scalata di Massimo Troisi, che partecipa a diverse trasmissioni prima di lanciarsi nel suo primo film “Ricomincio da tre” che lo consacra definitivamente. Interpreta altri grandi film di successo, quali “Scusate il ritardo” con Giuliana De Sio e Lello Arena e “Non ci resta che piangere”, in cui forma una coppia esplosiva con Roberto Benigni. Il suo ultimo lascito è “Il Postino”, che volle girare a tutti i costi nonostante l’avanzamento inesorabile della malattia. Sfiorò l’Oscar, e se il destino gli avesse concesso qualche anno di vita in più molto probabilmente lo avrebbe conquistato.

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La malattia e la timidezza di Troisi: due facce della stessa medaglia

Massimo Troisi sin da ragazzino ha dovuto convivere con una grave malformazione al cuore, tant’è che poco più che ventenne dovette recarsi ad Houston per una delicata operazione che fortunatamente andò bene. Tuttavia parlava poco o nulla della sua malattia, perché come diceva lui “non voglio affliggere gli altri con i miei problemi”. Troisi fu uno straordinario comico, ma dovette studiare poco per diventare attore: in fondo lui portava sullo schermo o a teatro ciò che era nella realtà. E nella realtà era un ragazzo molto timido, ma di una timidezza prorompente e straripante. E dietro questa sua timidezza nascondeva una forte malinconia che celava la sua sofferenza e la sua malattia, che se non l’ha limitato nella sua carriera artistica l’ha fatto probabilmente nella sua vita privata.

Massimo Troisi e la sua napoletanità

Massimo Troisi era fiero ed andava orgoglioso della sua napoletanità, tant’è che parlava quasi sempre in napoletano perché come amava dire “è l’unico lingua che conosco”. Da lassù sul suo volto si sarà stampato un ghigno sorridente ora che il napoletano è stato riconosciuto come lingua dall’Unesco e non solo come dialetto. Troisi interpretava la napoletanità a modo suo. Evitava di cadere nei luoghi comuni, eppure riuscì a scardinare tutti i pregiudizi su Napoli ironizzando proprio sugli stereotipi della città. Fece conoscere la vera Napoli in tutto il mondo. Da un punto di vista sociale non perdeva occasione per lanciare stilettate alla classe politica, ma sempre con una delicatezza ed un’ironia quasi intangibili eppure così sferzanti. Nella sua grandezza è rimasto sempre umile. Chiudiamo questo tributo con una delle sue frasi: “Il silenzio vale più di mille parole”. Ciao Massimo, Napoli ricomincia da te.