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Addio ad Ettore Scola: i più grandi film del maestro del cinema italiano

Redazione gio 21 gennaio 2016

Addio commosso ad Ettore Scola, uno dei più grandi registi della commedia italiana dagli anni del dopoguerra fino ai giorni nostri: i migliori film del maestro

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Addio ad Ettore Scola: i più grandi film del maestro del cinema italiano

“Maestro” è l’appellativo che Ettore Scola ha saputo conquistarsi e meritarsi per quello che ha dato al cinema italiano. Le sue commedie hanno sempre raccontato un’Italia con tutti i suoi vizi e le sue virtù, ma con grande ironia, un sottile filo di malinconia che hanno avuto una grandissima presa sul pubblico. Ettore Scola si è spento il 19 gennaio 2016 all’ospedale Policlinico di Roma all’età di 84 anni. La sua scomparsa lascia un enorme vuoto nella cultura italiana, se ne va l’ultimo grande maestro della commedia italiana, che ci ha donato in eredità un lascito cinematografico che racconta l’Italia del dopoguerra fino ai giorni nostri. Ha lavorato con i più grandi attori del cinema italiano, molti dei quali purtroppo non ci sono più: da Massimo Troisi a Nino Manfredi, da Alberto Sordi a Marcello Mastroianni. Per omaggiare il maestro Ettore Scola, passiamo in rassegna i suoi più grandi film che ne hanno contrassegnato la carriera.

Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?

Il primo grande film di successo di Ettore Scola è Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?” del 1968, impreziosito dalla partecipazione da due mostri sacri del cinema italiano quali Nino Manfredi e Alberto Sordi. Il film narra di un ricco editore, Fausto Di Salvio (Alberto Sordi) che fugge dalla vita monotona e vuota che conduce a Roma per recarsi in Angola, alla ricerca del cognato Oreste Sabatini (Nino Manfredi) di cui non ha più notizie da anni. Nella sua rocambolesca avventura coinvolge anche il poco entusiasta ragioniere Ubaldo Palmarini (Bernard Blier), suo dipendente. Il film è una critica all’arroganza degli italiani benestanti nei confronti dei paesi del Terzo Mondo. Scola trae ispirazione dalla storia di Walt Disney “Topolino e il Pippotarzan” del 1958, in cui Pippo parte alla volta dell’Africa con Topolino alla ricerca del fratello Pappo scomparso molti anni prima. I due riscopriranno un mondo puro e decontaminato dai veleni della civiltà occidentale, a cui è difficile dire addio.

C’eravamo tanto amati

C'eravamo tanto amati

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“C’eravamo tanto amati” del 1974 è un’istantanea dell’Italia postguerra, di cui viene ripercorsa la storia dal 1945 fino al 1975. Può essere considerato con ogni probabilità il più grande capolavoro di Ettore Scola, che gli darà anche fama internazionale grazie ai premi al festival di Mosca, il César francese e tre Nastri d’argento. Il film parla di tre partigiani diventati amici, Antonio (Nino Manfredi), Gianni (Vittorio Gassman) e Nicola (Stefano Satta Flores) nel corso della guerra di Liberazione contro le forze fasciste. Alla fine della guerra i tre si separeranno, per poi incontrarsi nuovamente in circostanze fortuite. Il film narra le vicende dei tre amici, la cui vita ruota intorno a quella di Luciana, bellissima ragazza di cui si innamoreranno tutti e tre.

Brutti, sporchi e cattivi

“Brutti, sporchi e cattivi”del 1976, film con cui Ettore Scola vinse il premio per la regia a Cannes, è una rivisitazione delle periferie romane dei primi anni ’70. Pasolini avrebbe dovuto presentazione la prefazione del film, ma fu assassinato poco prima. “Brutti, sporchi e cattivi”, con un sublime Nino Manfredi nei panni di Giacinto Mazzatella, un vecchio dispotico e senza scrupoli ossessionato dai soldi, è un film sul sottoproletariato italiano cinico e divertente che racconta le bassezze e le debolezze dell’animo umano.

Che ora è?

Che ora è

“Che ora è?” del 1989 è un film che racconta del difficile rapporto tra un figlio (Massimo Troisi) ed un padre (Marcello Mastroianni) a seguito del divorzio. Una delle scene più divertenti è quella dell’incontro tra i due alla stazione. Inizialmente non si riconoscono, e solo dopo un colloquio che dura qualche minuto Michele, il figlio, capisce di avere davanti il padre che non vedeva da anni e viceversa. Il film si snoda sui rapporti complicati tra i due, accentuati dai lunghi anni di lontananza e dalla diversa visione della vita di entrambi.